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Investimenti sostenibili 4.0 - 2026: nuovo bando da 448 milioni per le PMI del Mezzogiorno

 

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha dato attuazione a un nuovo bando Investimenti sostenibili 4.0, destinato a sostenere programmi di investimento innovativi, sostenibili e coerenti con il piano Transizione 4.0 nelle Regioni meno sviluppate. La misura riguarda Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna e mette a disposizione una dotazione complessiva pari a 447.595.808,76 euro, cioè circa 448 milioni, con una quota del 25% riservata a micro e piccole imprese

Si tratta di una misura che punta a sostenere investimenti produttivi reali, non iniziative improvvisate. Il decreto ministeriale del 18 marzo 2026, pubblicato sul sito MIMIT il 20 maggio 2026, colloca l’intervento nell’ambito del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027, con l’obiettivo di rafforzare la competitività delle PMI del Mezzogiorno attraverso progetti ad alto contenuto tecnologico e con attenzione crescente a sostenibilità ambientale, economia circolare ed efficienza energetica. 

A chi si rivolge il bando Investimenti sostenibili 4.0

Il bando non è pensato per imprese appena nate senza storico. Possono accedere le PMI regolarmente costituite, iscritte e attive nel Registro delle imprese, in contabilità ordinaria, con almeno due bilanci approvati e depositati; per imprese individuali e società di persone sono richieste almeno due dichiarazioni dei redditi. Inoltre occorre essere nel pieno esercizio dei propri diritti, non essere in liquidazione, essere in regola con normativa edilizia, urbanistica, lavoro, ambiente e DURC, aver restituito eventuali somme oggetto di revoca e non aver effettuato delocalizzazioni verso l’unità produttiva interessata nei due anni precedenti.

Questo passaggio è decisivo perché chiarisce subito il perimetro reale della misura: non è un incentivo per startup prive di storico, ma uno strumento rivolto a imprese già operative, con struttura amministrativa e capacità economico-finanziaria da dimostrare in modo serio. Per molte aziende interessate la prima verifica da fare non è tanto sull’idea di investimento, quanto sulla solidità dei requisiti formali e documentali richiesti in fase di domanda. 

Quali investimenti sono finanziabili

I programmi ammissibili devono riguardare investimenti innovativi, sostenibili e con contenuto tecnologico elevato, coerenti con Transizione 4.0. Il decreto richiede che le spese riconducibili alle tecnologie abilitanti 4.0 risultino preponderanti rispetto al totale del programma e che il progetto sia finalizzato all’ampliamento della capacità produttiva, alla diversificazione della produzione, al cambiamento fondamentale del processo produttivo oppure alla realizzazione di una nuova unità produttiva

Le tecnologie richiamate dal MIMIT includono, tra le altre, advanced manufacturing, additive manufacturing, realtà aumentata, simulation, integrazione orizzontale e verticale, IoT, cloud, cybersecurity, big data e analytics, intelligenza artificiale e blockchain. Questo rende la misura particolarmente interessante per imprese manifatturiere e di servizi evoluti che stanno pianificando investimenti concreti in automazione, digitalizzazione dei processi, controllo dati, sicurezza informatica e innovazione di prodotto o di processo. 

Un altro elemento da non sottovalutare è il peso attribuito alla sostenibilità. Il decreto valorizza con criteri dedicati i programmi che contribuiscono agli obiettivi climatici e ambientali, favoriscono l’economia circolare o migliorano l’efficienza energetica. In particolare, per i progetti di efficientamento energetico viene richiesto un risparmio energetico almeno pari al 5% rispetto ai consumi precedenti dell’unità produttiva interessata. 

Importo minimo e massimo del progetto

Il programma di investimento deve prevedere spese ammissibili non inferiori a 750.000 euro e non superiori a 5.000.000 euro. C’è poi un altro vincolo spesso trascurato: l’importo agevolabile non può superare il 70% del fatturato risultante dall’ultimo bilancio approvato e depositato, oppure dall’ultima dichiarazione dei redditi per imprese individuali e società di persone. Gli investimenti devono essere avviati solo dopo la presentazione della domanda

Il programma deve inoltre concludersi entro 18 mesi dalla notifica del provvedimento di concessione, con possibilità di proroga motivata fino a 6 mesi. Questo significa che non basta avere un progetto interessante: serve anche un cronoprogramma realistico, fornitori pronti, tempi di consegna compatibili e capacità di esecuzione coerente con la finestra attuativa prevista. 

Quanto finanzia il bando

Le agevolazioni possono coprire fino al 75% delle spese ammissibili, articolate in 35% di contributo in conto impianti e 40% di finanziamento agevolato. Il finanziamento è senza interessi e va restituito con rate semestrali in un periodo massimo di 7 anni. L’impresa deve garantire almeno il 25% di copertura finanziaria del programma con risorse proprie o con finanziamento esterno privo di sostegno pubblico. 

Dal punto di vista operativo, questo assetto rende la misura molto interessante, ma non elimina il tema della sostenibilità finanziaria. L’impresa deve dimostrare di poter sostenere la parte non coperta dalle agevolazioni e di avere equilibrio economico sufficiente anche ai fini della restituzione del finanziamento agevolato. Non a caso il decreto prevede una verifica preliminare sulla capacità di rimborso, basata sui dati dell’ultimo bilancio approvato.

Spese ammissibili e spese escluse

Sono ammissibili le spese strettamente funzionali al programma relative a macchinari, impianti e attrezzature, opere murarie nel limite del 40% del totale dei costi ammissibili, programmi informatici e licenze collegati ai beni materiali e certificazioni ambientali. Possono inoltre essere agevolati, entro limiti specifici, i servizi avanzati di consulenza specialistica legati alle tecnologie abilitanti 4.0, nel limite del 5% delle spese per beni materiali e software, e, per i soli programmi con efficientamento energetico, i servizi di consulenza per la diagnosi energetica, nel limite del 3% delle spese ammissibili. 

Le spese devono riguardare beni nuovi di fabbrica, ammortizzabili, capitalizzati, funzionali all’attività dell’unità produttiva e pagati con modalità pienamente tracciabili. Sono invece escluse, tra le altre, le spese in leasing, le commesse interne, i beni usati, l’acquisto o la locazione di terreni e fabbricati, le spese di funzionamento, la formazione del personale, gran parte delle consulenze ordinarie e l’acquisto di mezzi di trasporto di merci o persone.

Quali settori possono partecipare

La misura non riguarda indistintamente tutte le attività economiche. Sono ammesse innanzitutto le attività manifatturiere, cioè la Sezione C della classificazione ATECO 2025, con le esclusioni previste dal decreto e dalle norme europee. Accanto al manifatturiero, il decreto ammette anche specifiche attività di servizi alle imprese elencate nell’Allegato 4. 

Tra i servizi ammessi rientrano, per esempio, magazzinaggio e supporto ai trasporti, catering su base contrattuale, edizione di software, telecomunicazioni, programmazione e consulenza informatica, elaborazione dati e hosting, consulenza gestionale, attività di architettura e ingegneria, ricerca e sviluppo, pubblicità e ricerche di mercato, call center, imballaggio, riparazione e manutenzione di computer e apparecchiature per le comunicazioni e alcune attività industriali o ambientali specificamente delimitate. Questo allarga molto il perimetro potenziale della misura, ma impone una verifica puntuale del codice ATECO effettivamente esercitato. 

Come funziona la procedura

Le agevolazioni saranno concesse con procedura valutativa a sportello. Il decreto stabilisce che i termini e le modalità di presentazione delle domande saranno definiti con un successivo provvedimento del Direttore generale per gli incentivi alle imprese. Le domande dovranno comunque essere presentate esclusivamente in via telematica tramite la procedura resa disponibile da Invitalia, e ogni impresa potrà presentare una sola domanda, salvo nuova istanza in caso di rigetto della precedente. 

Questo è il punto più importante, oggi, per chi vuole muoversi bene: il decreto c’è, la misura è stata attivata, ma la finestra operativa richiede ancora il provvedimento attuativo con modulistica, schemi di domanda, piano di investimento e documentazione tecnica. Aspettare l’apertura ufficiale per iniziare a raccogliere dati, numeri, preventivi e bilanci sarebbe un errore. In bandi di questo tipo, chi arriva preparato prima ha un vantaggio concreto.

Cosa conviene preparare prima dell’apertura

Per un’impresa che sta valutando la partecipazione, il lavoro serio comincia adesso. Serve verificare il requisito soggettivo, la coerenza del codice ATECO, la dimensione dell’impresa, la sostenibilità economico-finanziaria dell’investimento, la copertura del 25%, la struttura delle spese e la reale prevalenza delle componenti 4.0 nel programma. In parallelo conviene predisporre ultimo bilancio approvato, visura camerale aggiornata, descrizione tecnica dell’investimento, eventuali preventivi, quadro della sede produttiva interessata e, se il progetto punta sulla sostenibilità, la documentazione tecnica utile a dimostrare risparmio energetico, contributo climatico o presenza di certificazioni ambientali. (Ministero dell'Mit.)

C’è anche un aspetto strategico ulteriore: il decreto prevede che il futuro provvedimento attuativo possa attribuire punteggi aggiuntivi legati, tra l’altro, al rating di legalità e alla certificazione della parità di genere. Per alcune imprese questi elementi possono diventare un vantaggio competitivo non secondario in sede istruttoria. (Ministero dell'Mit.)

Perché questa misura merita attenzione

Il nuovo Investimenti sostenibili 4.0 è uno dei bandi più interessanti per le PMI del Mezzogiorno che stanno programmando investimenti rilevanti in macchinari, digitalizzazione, software, efficientamento energetico, innovazione produttiva e sostenibilità industriale. Non è una misura semplice, né adatta a tutti. Ma per le imprese che hanno dimensione, struttura e progetto coerente può rappresentare uno strumento molto forte per accelerare investimenti già pianificati o per rendere finanziariamente sostenibile un salto tecnologico che altrimenti verrebbe rinviato. 

Per questo la valutazione preliminare va fatta subito, prima della pubblicazione dei termini ufficiali. Il vero nodo non sarà soltanto “presentare la domanda”, ma arrivare allo sportello con un progetto credibile, tecnicamente difendibile, economicamente sostenibile e già costruito con logica istruttoria.

FAQ utili per il sito

Chi può partecipare a Investimenti sostenibili 4.0?

Possono partecipare micro, piccole e medie imprese attive nelle Regioni meno sviluppate del Mezzogiorno, in contabilità ordinaria e con almeno due bilanci approvati e depositati oppure, per imprese individuali e società di persone, con almeno due dichiarazioni dei redditi. 

Qual è l’importo minimo del progetto?

Le spese ammissibili devono essere almeno pari a 750.000 euro e non superiori a 5 milioni di euro, nel limite del 70% del fatturato dell’ultimo bilancio o dell’ultima dichiarazione dei redditi.

Quanto copre il bando?

L’agevolazione può arrivare fino al 75% delle spese ammissibili, con 35% contributo in conto impianti e 40% finanziamento agevolato senza interessi. (Ministero dell'Mit.)

Quali spese sono ammissibili?

Sono ammissibili macchinari, impianti, attrezzature, opere murarie entro il 40%, software, licenze, certificazioni ambientali e, entro limiti specifici, consulenze specialistiche 4.0 e diagnosi energetica. (Ministero dell'Mit.)

Quando si potranno presentare le domande?

Il decreto ministeriale ha attivato la misura, ma i termini e le modalità di presentazione saranno definiti con un successivo provvedimento direttoriale. (Ministero dell'Mit.)

Il bando è aperto anche alle imprese di servizi?

Sì, ma non a tutti i servizi. Sono ammesse le attività di servizi alle imprese indicate nell’Allegato 4 del decreto, tra cui software, telecomunicazioni, consulenza informatica, hosting, consulenza gestionale, architettura, ingegneria, ricerca e sviluppo, pubblicità, call center e altre attività specifiche. (Ministero dell'Mit.)

Le imprese che stanno programmando investimenti in macchinari, impianti, digitalizzazione, software, sostenibilità produttiva o efficientamento energetico dovrebbero verificare subito la propria posizione. Una valutazione preliminare fatta prima dell’apertura dello sportello consente di capire se il progetto è realmente ammissibile, se la struttura economico-finanziaria regge e quali documenti conviene predisporre per non arrivare in ritardo.Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha dato attuazione a un nuovo bando Investimenti sostenibili 4.0, destinato a sostenere programmi di investimento innovativi, sostenibili e coerenti con il piano Transizione 4.0 nelle Regioni meno sviluppate. La misura riguarda Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna e mette a disposizione una dotazione complessiva pari a 447.595.808,76 euro, cioè circa 448 milioni, con una quota del 25% riservata a micro e piccole imprese.
Si tratta di una misura che punta a sostenere investimenti produttivi reali, non iniziative improvvisate. Il decreto ministeriale del 18 marzo 2026, pubblicato sul sito MIMIT il 20 maggio 2026, colloca l’intervento nell’ambito del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027, con l’obiettivo di rafforzare la competitività delle PMI del Mezzogiorno attraverso progetti ad alto contenuto tecnologico e con attenzione crescente a sostenibilità ambientale, economia circolare ed efficienza energetica.
A chi si rivolge il bando Investimenti sostenibili 4.0
Il bando non è pensato per imprese appena nate senza storico. Possono accedere le PMI regolarmente costituite, iscritte e attive nel Registro delle imprese, in contabilità ordinaria, con almeno due bilanci approvati e depositati; per imprese individuali e società di persone sono richieste almeno due dichiarazioni dei redditi. Inoltre occorre essere nel pieno esercizio dei propri diritti, non essere in liquidazione, essere in regola con normativa edilizia, urbanistica, lavoro, ambiente e DURC, aver restituito eventuali somme oggetto di revoca e non aver effettuato delocalizzazioni verso l’unità produttiva interessata nei due anni precedenti.
Questo passaggio è decisivo perché chiarisce subito il perimetro reale della misura: non è un incentivo per startup prive di storico, ma uno strumento rivolto a imprese già operative, con struttura amministrativa e capacità economico-finanziaria da dimostrare in modo serio. Per molte aziende interessate la prima verifica da fare non è tanto sull’idea di investimento, quanto sulla solidità dei requisiti formali e documentali richiesti in fase di domanda. (Ministero dell'Mit.)
Quali investimenti sono finanziabili
I programmi ammissibili devono riguardare investimenti innovativi, sostenibili e con contenuto tecnologico elevato, coerenti con Transizione 4.0. Il decreto richiede che le spese riconducibili alle tecnologie abilitanti 4.0 risultino preponderanti rispetto al totale del programma e che il progetto sia finalizzato all’ampliamento della capacità produttiva, alla diversificazione della produzione, al cambiamento fondamentale del processo produttivo oppure alla realizzazione di una nuova unità produttiva. (Ministero dell'Mit.)
Le tecnologie richiamate dal MIMIT includono, tra le altre, advanced manufacturing, additive manufacturing, realtà aumentata, simulation, integrazione orizzontale e verticale, IoT, cloud, cybersecurity, big data e analytics, intelligenza artificiale e blockchain. Questo rende la misura particolarmente interessante per imprese manifatturiere e di servizi evoluti che stanno pianificando investimenti concreti in automazione, digitalizzazione dei processi, controllo dati, sicurezza informatica e innovazione di prodotto o di processo.
Un altro elemento da non sottovalutare è il peso attribuito alla sostenibilità. Il decreto valorizza con criteri dedicati i programmi che contribuiscono agli obiettivi climatici e ambientali, favoriscono l’economia circolare o migliorano l’efficienza energetica. In particolare, per i progetti di efficientamento energetico viene richiesto un risparmio energetico almeno pari al 5% rispetto ai consumi precedenti dell’unità produttiva interessata.
Importo minimo e massimo del progetto
Il programma di investimento deve prevedere spese ammissibili non inferiori a 750.000 euro e non superiori a 5.000.000 euro. C’è poi un altro vincolo spesso trascurato: l’importo agevolabile non può superare il 70% del fatturato risultante dall’ultimo bilancio approvato e depositato, oppure dall’ultima dichiarazione dei redditi per imprese individuali e società di persone. Gli investimenti devono essere avviati solo dopo la presentazione della domanda.
Il programma deve inoltre concludersi entro 18 mesi dalla notifica del provvedimento di concessione, con possibilità di proroga motivata fino a 6 mesi. Questo significa che non basta avere un progetto interessante: serve anche un cronoprogramma realistico, fornitori pronti, tempi di consegna compatibili e capacità di esecuzione coerente con la finestra attuativa prevista.
Quanto finanzia il bando
Le agevolazioni possono coprire fino al 75% delle spese ammissibili, articolate in 35% di contributo in conto impianti e 40% di finanziamento agevolato. Il finanziamento è senza interessi e va restituito con rate semestrali in un periodo massimo di 7 anni. L’impresa deve garantire almeno il 25% di copertura finanziaria del programma con risorse proprie o con finanziamento esterno privo di sostegno pubblico.
Dal punto di vista operativo, questo assetto rende la misura molto interessante, ma non elimina il tema della sostenibilità finanziaria. L’impresa deve dimostrare di poter sostenere la parte non coperta dalle agevolazioni e di avere equilibrio economico sufficiente anche ai fini della restituzione del finanziamento agevolato. Non a caso il decreto prevede una verifica preliminare sulla capacità di rimborso, basata sui dati dell’ultimo bilancio approvato.
Spese ammissibili e spese escluse
Sono ammissibili le spese strettamente funzionali al programma relative a macchinari, impianti e attrezzature, opere murarie nel limite del 40% del totale dei costi ammissibili, programmi informatici e licenze collegati ai beni materiali e certificazioni ambientali. Possono inoltre essere agevolati, entro limiti specifici, i servizi avanzati di consulenza specialistica legati alle tecnologie abilitanti 4.0, nel limite del 5% delle spese per beni materiali e software, e, per i soli programmi con efficientamento energetico, i servizi di consulenza per la diagnosi energetica, nel limite del 3% delle spese ammissibili.
Le spese devono riguardare beni nuovi di fabbrica, ammortizzabili, capitalizzati, funzionali all’attività dell’unità produttiva e pagati con modalità pienamente tracciabili. Sono invece escluse, tra le altre, le spese in leasing, le commesse interne, i beni usati, l’acquisto o la locazione di terreni e fabbricati, le spese di funzionamento, la formazione del personale, gran parte delle consulenze ordinarie e l’acquisto di mezzi di trasporto di merci o persone. (Ministero dell'Mit.)
Quali settori possono partecipare
La misura non riguarda indistintamente tutte le attività economiche. Sono ammesse innanzitutto le attività manifatturiere, cioè la Sezione C della classificazione ATECO 2025, con le esclusioni previste dal decreto e dalle norme europee. Accanto al manifatturiero, il decreto ammette anche specifiche attività di servizi alle imprese elencate nell’Allegato 4. (Ministero dell'Mit.)
Tra i servizi ammessi rientrano, per esempio, magazzinaggio e supporto ai trasporti, catering su base contrattuale, edizione di software, telecomunicazioni, programmazione e consulenza informatica, elaborazione dati e hosting, consulenza gestionale, attività di architettura e ingegneria, ricerca e sviluppo, pubblicità e ricerche di mercato, call center, imballaggio, riparazione e manutenzione di computer e apparecchiature per le comunicazioni e alcune attività industriali o ambientali specificamente delimitate. Questo allarga molto il perimetro potenziale della misura, ma impone una verifica puntuale del codice ATECO effettivamente esercitato.
Come funziona la procedura
Le agevolazioni saranno concesse con procedura valutativa a sportello. Il decreto stabilisce che i termini e le modalità di presentazione delle domande saranno definiti con un successivo provvedimento del Direttore generale per gli incentivi alle imprese. Le domande dovranno comunque essere presentate esclusivamente in via telematica tramite la procedura resa disponibile da Invitalia, e ogni impresa potrà presentare una sola domanda, salvo nuova istanza in caso di rigetto della precedente.
Questo è il punto più importante, oggi, per chi vuole muoversi bene: il decreto c’è, la misura è stata attivata, ma la finestra operativa richiede ancora il provvedimento attuativo con modulistica, schemi di domanda, piano di investimento e documentazione tecnica. Aspettare l’apertura ufficiale per iniziare a raccogliere dati, numeri, preventivi e bilanci sarebbe un errore. In bandi di questo tipo, chi arriva preparato prima ha un vantaggio concreto.
Cosa conviene preparare prima dell’apertura
Per un’impresa che sta valutando la partecipazione, il lavoro serio comincia adesso. Serve verificare il requisito soggettivo, la coerenza del codice ATECO, la dimensione dell’impresa, la sostenibilità economico-finanziaria dell’investimento, la copertura del 25%, la struttura delle spese e la reale prevalenza delle componenti 4.0 nel programma. In parallelo conviene predisporre ultimo bilancio approvato, visura camerale aggiornata, descrizione tecnica dell’investimento, eventuali preventivi, quadro della sede produttiva interessata e, se il progetto punta sulla sostenibilità, la documentazione tecnica utile a dimostrare risparmio energetico, contributo climatico o presenza di certificazioni ambientali.
C’è anche un aspetto strategico ulteriore: il decreto prevede che il futuro provvedimento attuativo possa attribuire punteggi aggiuntivi legati, tra l’altro, al rating di legalità e alla certificazione della parità di genere. Per alcune imprese questi elementi possono diventare un vantaggio competitivo non secondario in sede istruttoria.
Perché questa misura merita attenzione
Il nuovo Investimenti sostenibili 4.0 è uno dei bandi più interessanti per le PMI del Mezzogiorno che stanno programmando investimenti rilevanti in macchinari, digitalizzazione, software, efficientamento energetico, innovazione produttiva e sostenibilità industriale. Non è una misura semplice, né adatta a tutti. Ma per le imprese che hanno dimensione, struttura e progetto coerente può rappresentare uno strumento molto forte per accelerare investimenti già pianificati o per rendere finanziariamente sostenibile un salto tecnologico che altrimenti verrebbe rinviato.
Per questo la valutazione preliminare va fatta subito, prima della pubblicazione dei termini ufficiali. Il vero nodo non sarà soltanto “presentare la domanda”, ma arrivare allo sportello con un progetto credibile, tecnicamente difendibile, economicamente sostenibile e già costruito con logica istruttoria.


FAQ utili 
Chi può partecipare a Investimenti sostenibili 4.0?
Possono partecipare micro, piccole e medie imprese attive nelle Regioni meno sviluppate del Mezzogiorno, in contabilità ordinaria e con almeno due bilanci approvati e depositati oppure, per imprese individuali e società di persone, con almeno due dichiarazioni dei redditi.
Qual è l’importo minimo del progetto?
Le spese ammissibili devono essere almeno pari a 750.000 euro e non superiori a 5 milioni di euro, nel limite del 70% del fatturato dell’ultimo bilancio o dell’ultima dichiarazione dei redditi.
Quanto copre il bando?
L’agevolazione può arrivare fino al 75% delle spese ammissibili, con 35% contributo in conto impianti e 40% finanziamento agevolato senza interessi. (Ministero dell'Mit.)
Quali spese sono ammissibili?
Sono ammissibili macchinari, impianti, attrezzature, opere murarie entro il 40%, software, licenze, certificazioni ambientali e, entro limiti specifici, consulenze specialistiche 4.0 e diagnosi energetica. (Ministero dell'Mit.)
Quando si potranno presentare le domande?
Il decreto ministeriale ha attivato la misura, ma i termini e le modalità di presentazione saranno definiti con un successivo provvedimento direttoriale.
Il bando è aperto anche alle imprese di servizi?
Sì, ma non a tutti i servizi. Sono ammesse le attività di servizi alle imprese indicate nell’Allegato 4 del decreto, tra cui software, telecomunicazioni, consulenza informatica, hosting, consulenza gestionale, architettura, ingegneria, ricerca e sviluppo, pubblicità, call center e altre attività specifiche.
Le imprese che stanno programmando investimenti in macchinari, impianti, digitalizzazione, software, sostenibilità produttiva o efficientamento energetico dovrebbero verificare subito la propria posizione. Una valutazione preliminare fatta prima dell’apertura dello sportello consente di capire se il progetto è realmente ammissibile, se la struttura economico-finanziaria regge e quali documenti conviene predisporre per non arrivare in ritardo.

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